Appartenente alla gens Mucia, Quinto Mucio Scevola, figlio di Publio Mucio, è considerato uno dei più grandi giuristi della storia del diritto romano e in parte l'artefice dell'introduzione, nella giurisprudenza romana, del metodo dialettico.
Fu console insieme a Lucio Licinio Crasso nel 95 a.C. e poi pontefice massimo nell'89 a.C.. Fra le sue opere letterarie si ricordano l'Horoi e i Libri XVIII Iuris Civilis. Quest'ultimo fu il primo manuale sistematico di diritto civile, preso a base di trattazioni civilistiche posteriori, tanto che, Quinto Mucio Scevola, fu il più antico giurista compendiato nei Digesta del Corpus iuris civilis ed il primo in ordine di apparizione nell'Index Florentinus.
Ce ne fornisce notizia il giurista Sesto Pomponio in un brano dell'opera Enchiridion conservatoci dal Digesto giustinianeo: D.1.2.41 Post hos Quintus Mucius Publii filius pontifex maximus ius civile primus constituit generatim in libros decem et octo redigendo. Sempre Pomponio annovera tra i discepoli di Quinto Mucio illustri giuristi romani: Aquilio Gallo, Balbo Lucilio, Sesto Papirio, Gaio Giuvenzio e Servio Sulpicio.
Venne soprannominato "Il pontefice" per distinguerlo dal cugino Quinto Mucio Scevola detto l'"Augure".
Morì nell'82 a.C. sotto il consolato di Gneo Papirio Carbone III e Gaio Mario, ucciso dai partigiani di quest'ultimo.
giovedì 7 giugno 2007
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